Shadow of the Colossus – Retrogames

ARTICOLO A CURA DI TAREK OSSMAN

Fumito Ueda e Kenji Kaido sorpresero nuovamente con Shadow of the Colossus.
Si trattava di un titolo assolutamente inedito per quanto riguarda l’intera storia del gaming. Un titolo atipico in quanto dotato di una profondità ed un sentimento difficili da spiegare; la trama presentava dialoghi praticamente ridotti al minimo indispensabile. Tutto ciò per lasciare il giocatore in un’atmosfera di assoluto raccoglimento e di totale partecipazione nei confronti del protagonista.

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Toccare il fondo, la disperazione, la non accettazione di un lutto ingiusto; tutto ciò è percepibile dalla bellissima introduzione dove si vede il nostro protagonista: Wanda, un guerriero in sella al suo cavallo entrare in una terra sacra ove si dice che giacciono gli dei, di cui è assolutamente vietato profanare il riposo poiché considerato sacrilego. Una volta davanti all’altare degli dei, Wanda ripone con molta dolcezza il corpo di una fanciulla. In quel momento si erge la voce (unica poiché appunto nel titolo vi sono pochissimi dialoghi come detto poc’anzi) di Dolmin, la divinità che governa tale terra. Ella accetta la richiesta di Wanda di far risvegliare la fanciulla ma ad una condizione: l’eliminazione di sedici colossi sparsi nella sacra terra. Impresa disperata poiché Wanda dispone soltanto della sua spada, arco e frecce e il suo fedele cavallo Agro, unico compagno ad essergli fedele in un’impresa totalmente fuori da ogni logica.

L’impatto grafico lascia assolutamente senza fiato: dopo l’introduzione si viene catapultati al comando di Wanda dove la sensazione di disperdersi guardando l’orizzonte ha un sapore agrodolce, un sentimento di pace nel vedere la terra sacra che si estende ampissima che cozza brutalmente con la sensazione di dolore e disperazione e la sensazione di star eseguendo qualcosa di profanatorio. Anche il comparto sonoro lascia lunghe pause nel silenzio proprio per far vivere quella sensazione al giocatore, salvo poi rintoccare con motivi epici e drammatici che sottolineeranno l’azione degli scontri coi vari colossi.

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Il gameplay è di difficile collocazione, ad un occhio meno esperto infatti il tutto potrebbe risultare ripetitivo, poiché i comandi di Wanda non sono molto complessi. Per cercare i colossi sparsi nella grande terra è necessario premere il tasto cerchio per far innalzare la spada a Wanda cosicché col riflesso dei raggi solari su di essa ed in base al loro concentrarsi in un area è possibile scovare i vari bersagli da abbattere, salire in sella al fedele destriero e correre ad affrontarli. Approfondendo sempre più ed immedesimandosi si viene catturati dall’incredibile senso artistico del titolo. Wanda infatti dispone di tutte le insicurezze e debolezze dell’essere umano: ha bisogno di cacciare per rendere la lotta meno faticosa, infatti vi sono lungo tutta la terra delle lucertole che è possibile cacciare con l’arco per poi raccoglierle ed aumentare l’indicatore che riporta il fiato di cui si dispone oltre alla forza di Wanda. Due elementi assolutamente fondamentali per la lotta che dovrà sostenere.

Dopo aver cavalcato verso il primo colosso, trovandoselo di fronte si ha la sensazione di un assoluto sconforto! Ci si imbatte in un gigante di circa 60 metri da sconfiggere! ovviamente dopo l’impatto inIziale il tutto sottolineato da una colonna sonora maestosa, si viene travolti da un sentimento di rabbia ed adrenalina quasi a pensare che Dolmin ci avesse affidato un’impresa del genere per sbeffeggiare l’essere umano e per convincerlo che alla fine gli uomini hanno de limiti invalicabili, e comunque vada la volontà degli dei sarà attuata. Il sentimento di ” lucida”   follia, quel momento di assoluta disperazione nel capire come sfruttare ogni mezzo che si ha a disposizione per finirli. Per sconfiggere i colossi è richiesta una notevole dose di strategia in quanto non solo lo svantaggio fisico ma anche le condizioni del territorio in sé contribuiscono a rendere la vita del nostro eroe estremamente difficile. Ci si trova infatti ad affrontare colossi in ogni genere di terreno ostile; si spazia da un gigante serpente che si cela muovendosi attraverso il deserto sollevando una nube di sabbia che rende difficoltosa la visuale, ad un colosso situato nelle profondità di un lago che ci costringe a fare i conti anche con il nostro fiato (potendo stare in acqua soltanto per un periodo limitato ) oltre a tenere d’occhio l’indicatore di forza che ci consente di scalare certi colossi per colpirli in punti vitali. Questi ultimi cercheranno di divincolarsi alla stregua di un toro imbizzarrito ed ovviamente più violentemente si muovono e più l’indicatore calerà.

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Dosare tutti gli elementi a disposizione come la forza, il fiato ecc. ha perciò una vitale importanza nel gameplay. Per quanto riguarda la ripetitività, di cui si faceva accenno prima, a mio avviso gioca un ruolo a sé stante in quanto può essere vista come una prova degli Dei per mettere a sforzo la volontà e la determinazione di Wanda. Tale o presunta ripetitività viene spezzata dal combattimento e dalle sessioni in cui per procurarsi il cibo e potenziandosi per il prossimo colosso, si viene rapiti dalla incredibile realizzazione tecnica del gioco; intendiamoci non esente da vari difetti grafici come alcuni pesanti cali di frame così come un fenomeno di pop up che può infastidire alla vista, ma il tutto passa in secondo piano rispetto all’incredibile lato artistico.

Questo titolo rappresenta in tanti punti il tutto ed il contrario di tutto, dagli aspetti emozionali che suscitano un turbinio di emozioni al gameplay vero e proprio che all’apparenza può sembrare minimale e limitato per poi farci scervellare per capire come battere in astuzia i vari colossi. Così come la disperazione ed il dolore di Wanda che si infrangono contro la serenità che può suscitare il suono del vento che soffia lungo la terra sacra e con l’unico compagno che sarà al nostro fianco, il cavallo Agro, compagno silenzioso e partecipe.

Commento finale

Shadow of The Colossus è un titolo atipico, sicuramente non adatto ad una fascia di pubblico molto ampia. Lo si potrebbe considerare una piccola perla adatta a chi vuole vivere un’avventura emozionante ed impegnativa. Anche in questo a prevalere è il sentimento: una perla rara è meglio che sia per pochi.

Foto del profilo di Giulia Ambrosini
Scrivo di videogiochi nella speranza di fare di questa mia grande passione un mestiere. Da bambina giocavo ad Unreal Tournament e senza accorgermene mi sono innamorata di un altro grande titolo di Epic: Gears of War. Dopo aver conosciuto NeDan89 e aver aperto con lui l'attuale fansite GOW-Series.com, ho perfezionato le mie capacità in scrittura e doppiaggio per condividere con voi le mie recensioni!

1 Commento

  1. Bella recensione ma soprattutto bel stile, si intuisce che il commentatore non è un “semplice” videogiocatore. Mi ha fatto venire voglia di giocarci, grande passione che un giorno spero di rispolverare 😀

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